cap. 1

La nostra storia antica fino al medioevo.

(testo liberamente tratto dal capitolo "Vie romane attraverso l'Appennino" dal libro "il bel Panaro - un fiume generoso ed umile - Artioli Editore Modena - 1989 - e dal libro "Verica e la sua storia - don Gavioli 1983")


Le nostre valli e i nostri monti all'epoca dell'espansione dei romani sono state teatro di sanguinosi scontri tra questi conquistatori e le popolazioni che pacificamente su queste terre erano gia' insediate.

Le vie di espansione dei romani sono segnate verso nord da tre strade costruite nel periodo 220 -210 a.C : la Flaminia che collega Roma con Rimini, l'Aurelia che sale lungo il tirreno fino all'attuale Marina di Massa, la Cassia che in mezzo alle prime due raggiunge Arezzo e poi Firenze, Pistoia e Lucca.
Nel 187 a.C il console Caio Flaminio traccia una strada che da Arezzo raggiunge Bologna, la Flaminia minor, sul crinale tra l'Idice e il Sillaro, ed un'altra strada viene aperta tra Pistoia e Modena, pare muovendosi tra la valle del Leo e l'alta valle del Reno, muovendosi infine.

Sempre nel 187 a:C. il console Emilio Lepido traccia invece la via Aemilia, ai piedi dell'Appennino. Questa strada diventa l'asse principale delle strade che vi confluiscono dal crinale appenninico e che poi diparto verso nord.

La dorsale appenninica rappresenta per i romani un ostacolo comunque superiore allo stesso fiume Po, sia per la sua configurazione che per l'indomabile fierezza delle popolazioni qui insediate da eta' remotissima.

Ma chi sono gli abitanti di questi monti selvatici e aspri dotati di una animosita' cosi' generale e cosi' orgogliosamente legati alla loro terra ?

Tra i primi abitanti dei nostri monti si presentano i Paleoliguri, venuti dalla regione Caucasica e arrestatisi pero' sull'unghia collinare, non sappiamo se fino a Verica. Anche i Protoumbri, arrivati nella pianura nel 1400 a.C. risalgono le valli almeno per il tratto collinare. Gli Etruschi nel 600 a.C. non arrivano fino alle cime lontane dei nostri monti piu' alti ma sicuramente colonizzano i fondovalle, lasciando in loro ricordo toponimi quali lo stesso Scoltenna, il torrente che una decina di km a sud della nostra frazione origina il fiume Panaro. Sulle cime dei monti piu' alti arrvano invece i Ligures, un popolo di origine indo-europea, pastori ed agricoltori, organizzati in diverse tribu'.

Una di queste tribu', i Ligures friniates (i Frignanesi) si stabilisce al centro della zona compresa tra la Lunigiana e il Mugello, estendendosi dal modenese al reggiano

.Dopo la seconda guerra punica, nel 187 a.C. i Romani li attaccano da Bologna e da Piacenza. Il console Caio Flaminio avanza a tappe forzate dalla pianura risalendo la nostra valle del Panaro, e scaccia i Frignanesi sempre piu' a sud, sulle alte montagne. I Friniates vengono pressati sul Libro Aperto e, circondati su un'ultima svettante elevazione, forse il monte Rondinaio, sono vinti in ogni loro resistenza. Appena i Romani si affacciano dall'altra parte del crinale, in val di Lima e del Serchio, l'altra tribu', , i Ligures apuani ha gia' preso la decisione di sottomettersi senza scontri.
Partito invece da Piacenza, nello stesso tempo il console Emilio Lepido raggiunge in fretta l'appennino reggiano e si scontra con i Ligures a Bismantova (Suismontium) , al Monte Fasola (Letum) e a Vallestra (Ballista). Gli ultimi superstiti sono inseguiti fino in Val di Taro e sulla Cisa.

Sette anni dopo, nel 180 a.C. si ritorna a combattere. Il console Aulo Postumio distrugge ed incendia villaggi e campi. Il fumo si innalza simile a nubi torreggianti, la terra e' come percossa e battuta, la rivolta e' domata.
Passano solo tre anni e nel 177 a.C. le tribu' dei Ligures si alleano: Friniates (nel Frignano), Veleiati (appennino Parmense e Piacentino), Apuani (garfagnana) e Macelli (Mugello) scendono lungo la valle dello Scoltenna decisi ad assalire Modena. Il console Claudio Pulcro li sorprende acquartierati tra bosco e fiume e li annienta. Tito Livio documenta 15.000 morti. I superstiti si disperdono nelle vallecole lontane, a ridosso del crinale.
Solo il tempo di riorganizzarsi, passa un anno e nel 176 a.C. i Ligures, riunito il massimo delle forze disponibili conquistano Modena. Basteranno solo tre giorni a Claudio Pulcro, diventato proconsole, per rioccuparla. Restano sul terreno 8.000 Friniates. Il loro territorio e' dichiarato ager publicus e senza piu' patria si arroccano nell'alto Scoltenna, ma subiscono una serie di ulteriori dure sconfitte. Attestatisi successivamente tra il Leto e il Vallestra resistono agli assalti dei legionari romani, che perdono 2.000 uomini, poi le loro linee vengono travolte. Gli ultimi, lasciando alle spalle 5.000 caduti, fuggono verso le cime estreme, dispersi e definitivamente domati.

Nella fissita' del cielo, nulla che faccia pensare a tanta tragedia. I monti sono indifferenti e neutrali, i solchi vallivi dilagano in tranquille oasi di verde. La pianura, una linea perlacea all'orizzonte, e' lontana. Solo l'azione assurda degli uomini ha originato un cambiamento che, nella sua tragica espressivita', nulla ha pero' modificato nell'ambiente circostante.

I Romani consolidano la conquista della zona, l'Appennino rimane una zona di grande importanza strategica, un caposaldo fornito di un complesso di distretti stradali, le prefecturae, un reticolo in cui non mancano i collegamenti trasversali controllati dalle piu' importanti città di pianura Nel Frignano si forma subito la Prefectura Saltus Galliani, forse l'attuale Gaiato, che strapiomba lo Scoltenna, le cui acque si sono colorate del sangue versato. Inizia l'insediamento dei coloni e con loro arriva una nuova cultura e una nuova religione.

Verica parrebbe essere in quel periodo una stazione importante su una strada regia o forse imperiale (come avverte il toponimo Baselga che sta per Basilica) che dalla Toscana valicava l'Appennino per la valle del Dardagna. Questa strada, prima di arrivare alla importante Pieve di Paule (l'attuale Pavullo) passava per Castelluccio, Maserno, Montese, Salto, valicava il fiume per il ponte di Zudignano (attuale ponte di Falanello - Chiozza) e passava quindi per Verica. La Pieve di Paule era comunque collegata alla Toscana anche da un'altra strada parallela che passava da Renno, valicava lo Scoltenna al ponte di Carpineta (Olina), superava Vesale, Trentino, Lotta fino a Fanano e poi su per la valle di Ospitale al passo di Croce Arcana. Dalla Pieve di Paule scendevano a valle strade come quella che passando da Coscogno arrivava al Castrum Vetus (attuale Castelvetro), Ponte S.Ambrogio e Nonantola.
Una altra strada importante dell'epoca, parallela alla via Aemilia, era la via Claudia, a cui diede il nome il console Caio Claudio, uno dei vincitori dei Ligures. La strada partiva da Maranello per Vignola, si accostava alla sponda sinistra del Panaro e, portatasi sotto al Castrum Feronianum, valicava il fiume e dalla sponda destra spuntava su Savignano, Bazzano e raggiungeva Felsina, l'attuale Bologna. E' quasi certo che anche da questa strada vie minori arrivassero a Verica e poi da questa alla Pieve di Paule.

Dopo la conquista dei romania, molto difficile tracciare una storia esatta della frazione in questo oscuro periodo storico, cosi' povero di documenti lasciati ai posteri. Si puo' solo fornire un quadro generale delle vicende occorse all'area modenese o addirittura dell'intera penisola, della quale pur Verica faceva parte….

Nel modenese, gia' nei primi tre secoli dopo Cristo, la nuova religione doveva avere avuto diversi seguaci, e di conseguenza persecuzioni. Dopo la pace di Costantino, nel 313 d.C., Modena fu subito sede Vescovile.Nel primo secolo di pace cristiana Modena ebbe con Vescovo San Geminiano, attuale patrono della citta', che mori' nel 390 d.C.
Da quella data all'anno 881 (quando troviamo in un documento dei benedettini dell'abbazia di Nonantola un cenno che secondo alcuni identifica la presenza di una pieve cristiana a Verica) corrono cinque terribili secoli .

Nel 410 i Viigoti capitanati da Alarico compiono una prima invasione. Nel 452 Attila con un orda di Unni viene convinto sul Mincio da S.Leone Magno, Papa dell'epoca, a desistere dall'invadere Roma. Nel 455 invece Roma e' saccheggiata dai Vandali di Genserico arrivati dall'Africa (partiti dal Baltico, dopo una lunga trasmigrazione durata 4 secoli attraverso tutta l'Europa e la Spagna). Nel 476 l'ultima ombra dell'impero romano, Romolo Augusto, fu deposto ed inizio' il primo regno barbarico, quello degli Eruli con a capo Odoacre.

Dopo le prime ondate barbariche, prima della conquista dei Longobardi, si assiste ad una dominazione bizantina che si sostituisce alle fortificazioni del precedente Impero Romano. A questo periodo risalgono documenti che parlano nella nostra zona di "Castrum feronianum", dagli storici inizialmente ipotizzato essere sulle colline sopra Marano, poi negli ultimi anni invece identificato con il complesso Poggiocastro - Monte della Campana (Monteobizzo) e altre alture che circondano la pieve di Paule, l'attuale Pavullo. Il Castrum feronianum resiste 150 anni alla conquista longobarda, e questo e' ipotizzabile sia potuto accadere solo grazie ad un efficiente sistema di fortificazioni collegate, quale appunto si sarebbero trovate sulle alture intorno a Pavullo, e non di un singolo accampamento fortificato come poteva essere quello ipotizzato sopra Marano.
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