Carènvèl lè ùn bùn cùmpàgn
perchè è vèn nà volta à l'àn
sè vgnèsà tòtt ì mès
là srè l'àrvìna dè Paès


L'Epifania, segnava l'inizio del periodo carnevalesco; periodo durante il quale era lecito, (tenuto conto delle possibilità finanziarie), la partecipazione a feste che terminavano con le tradizionali "Mascherate".
Le stesse, avevano il loro epilogo negli ultimi tre giorni di Carnevale, che coincidevano con Domenica, Lunedi, Martedi, anche se, la loro organizzazione iniziava con parecchio anticipo.
Occorreva infatti programmare e stabilire, i pilastri fondamentali per una buona riuscita di tutta la manifestazione; chi fossero le "Guide", chi fossero i " Lacchè", dove allestire per il veglione di carnevale che per tradizione si teneva la sera del Lunedi e durava tutta la notte, quali famiglie fossero in grado di "trattare", cioè ricevere la mascherata, ed offrire ai partecipanti, dolci casalinghi, vino freddo e vin brulè, stabilire l'ammontare della "caparra" che era un deterrente ai ritiri dalla manifestazione, a meno chè, questa, non fosse avvenuta per seri motivi.
Fatto questo, iniziava l'allenamento dei "lacchè", a sostenere estenuanti "manfrine", al salto della cordella (fettuccia che le altre mascherate tendevano negli incontri, sbarrando così il passo ai lacchè avversari).
Altro lavoro consisteva nella preparazione delle camicie ( la fioccatura); la camicia era preparata dalle donne di casa, le quali, non essendovi abbondanza di materiali e di denaro, usavano materiali di recupero, carte colorate recuperate dagli involucri delle cioccolate, delle caramelle, impiegando con maestria quant'altro potesse luccicare e rendere vistosa ed elegante la camicia. Alle "rezdòre" di casa, quindi l'onere della preparazione, la quale, richiedeva oltre che attitudine al cucito ed al ricamo, anche pazienza nell'adornare con disegni multicolori trasferiti a colla ed a volte direttamente ricamati sulla stessa.
Sulla schiena, una moltitudine di cordelle multicolori, ognuna sapientemente fissata ed adornata con roselline di carta o di altro materiale, mentre sulle spalle, a mò di gradi militari, spalline ricavate con cartoncino rigido, rivestito di carta multicolore.
Il berrettone, usato tuttora dai vari gruppi folkloristici che si riallacciano ai tradizionali carnevali della vallata del Panàro, a tronco di cono, era e rimane un'opera d'arte.
Di cartone leggerissimo, modellato sul capo del lacchè, era dotato di un cinturino sottogola, rivettato che ne assicurava la stabilità; solo in seguito, il cinturino verrà soppiantato dall'introduzione all'interno del berrettone di un caschetto completo da ciclista.
Era dotato inoltre di un pennacchio multicolore che lo rendeva visibilissimo a distanza, la preferenza cadeva sempre sul pennacchio rosso e blù della divisa di gala dell'arma dei Carabinieri, che il primo ed il secondo lacchè riuscivano a procurarsi per vie traverse e che tutte le volte, venivano sequestrati dai militari intervenuti alla manifestazione.
Fortunatamente oggi non è più così.
Dopo tutto ciò, arrivava il momento fatidico, la partenza; la domenica mattina, ci si trovava di buon'ora nel locale indicato dalle guide e solo dopo che le stesse avevano illustrato il comportamento da tenere, sottolineo che ognuno doveva tenere, al suono di una tipica orchestrina formata da un trio di suonatori, (clarinetto, fisarmonica e chitarra) si cominciava la sfilata.